Scrittori in erba tra i banchi del Savoia Benincasa

Camilla Novelli, studentessa di quinto anno ha ottenuto il secondo posto nel concorso “Il ricordo salvato”

A. M.

Personale tecnico

Ci sono aule che sembrano uguali a tutte le altre: banchi segnati dal tempo, finestre che danno su cortili silenziosi, quaderni aperti a metà. E poi ci sono aule che, senza fare rumore, diventano officine di senso. Luoghi in cui le parole cominciano a pesare, a chiedere ascolto. È lì che nasce la scrittura, quando non è esercizio ma necessità.

Al Liceo Linguistico Savoia Benincasa, tra i corridoi del Corso Esabac, cresce una di queste voci: Camilla Novelli, studentessa di quinto anno, che in questo anno scolastico ha dimostrato come la scuola possa essere davvero una palestra di talenti, un luogo dove il pensiero prende forma e il talento trova disciplina.

A Senigallia, nel concorso “Il ricordo salvato”, dedicato a Emma Fabini, Camilla ha ottenuto il secondo posto con il racconto Invincibili. Una storia che nasce dalla ferita ancora aperta dell’alluvione che ha colpito Castelferretti lo scorso anno. Non cronaca, non retorica: ma memoria salvata, trasformata in racconto. La scrittura, qui, diventa argine contro l’oblio, gesto di resistenza. Raccontare significa tenere in piedi ciò che rischia di essere travolto.

A Macerata, invece, nel contesto del festival “Humanities” organizzato dall’Università, Camilla conquista il terzo posto con il racconto Andres. Una storia più ampia, che attraversa confini e coscienze: una ragazza e un giornalista si incontrano, parlano, condividono un sogno. Lui morirà, lasciando incompiuto il desiderio di portare la pace in un’isola come Haiti, segnata dalla violenza delle gang giovanili. La premiazione avviene alla presenza di una giuria qualificata, del rettore dell’università e della scrittrice irlandese Catherine Dunne, che interviene offrendo parole che riconoscono il valore profondo della narrazione.

Due racconti diversi, un’unica radice: la scrittura come atto umano, come responsabilità. Camilla non scrive per stupire, ma per capire. E questo è forse il segno più autentico di un talento che cresce dentro una scuola viva.

Perché la scuola, quando funziona davvero, non è solo programma e verifica. È spazio di ascolto, di tentativi, di errori necessari. È il luogo in cui un ragazzo o una ragazza scoprono che le parole possono dire il mondo, e forse cambiarlo un poco. Il Savoia Benincasa, in questa storia, non è solo uno sfondo: è il terreno che permette alla scrittura di attecchire, di farsi consapevole.

In tempi in cui si dice spesso che i giovani non leggono e non scrivono più, storie come questa ricordano che il talento esiste, ma ha bisogno di essere riconosciuto, accompagnato, messo alla prova. La scrittura non nasce dal nulla: nasce tra i banchi, nei silenzi delle aule, nelle consegne che diventano domande vere.

E allora sì, tra quei banchi ci sono scrittori in erba. E qualcuno, come Camilla Novelli, ha già imparato che scrivere significa prendersi cura del dolore, della memoria e dei sogni degli altri. Ed è da qui che, sempre, comincia la letteratura.