Non una semplice uscita didattica, ma un attraversamento umano dentro una delle realtà più complesse e silenziose del nostro tempo. Anche quest’anno gli studenti del quarto anno dell’Istituto Savoia Benincasa di Ancona hanno varcato i cancelli della comunità di San Patrignano, luogo che da decenni accoglie giovani e adulti impegnati in un percorso di rinascita dalle dipendenze. In duecento hanno scelto di ascoltare, osservare, lasciarsi interrogare.
Cuore della giornata è stata la testimonianza di Michael, un giovane di una forza rara. Travolto dalle droghe quando era ancora giovanissimo, ha raccontato senza sconti la caduta e il lungo cammino per rialzarsi, fino alla decisione di concedersi una nuova possibilità. Le sue parole, lucide e consapevoli, hanno squarciato i silenzi e la vergogna dietro cui spesso si nascondono le fragilità, trasformandosi in un inno alla vita e alla possibilità di rinascere. Un racconto che ha attraversato la sala lasciando un segno tangibile, capace di toccare in profondità il cuore dei ragazzi.
La visita ai laboratori, alle stalle, ai luoghi del lavoro quotidiano ha mostrato l’altra faccia del recupero: disciplina, responsabilità, fatica. Qui il cambiamento non è uno slogan ma una pratica concreta, fatta di gesti ripetuti e relazioni ricostruite. Gli studenti hanno visto come il lavoro diventi strumento di dignità e appartenenza, una lingua semplice con cui ricominciare a stare nel mondo.
Particolarmente intensa anche l’intervista ad Alessio, uno dei giovani in percorso, che ha condiviso la propria storia di smarrimento e risalita, oggi accompagnata dal desiderio di diventare operatore socio-sanitario. Il dialogo e la capacità di chiedere aiuto, ha spiegato, sono stati i passaggi decisivi per tornare a guardare avanti.
La giornata si è chiusa con un senso diffuso di consapevolezza. Non pietà, ma rispetto; non distanza, ma responsabilità. Per molti studenti è stata la prima occasione per confrontarsi da vicino con una realtà spesso ridotta a stereotipo. Tornando a casa, insieme agli appunti e alle fotografie, hanno portato con sé una certezza nuova: anche quando tutto sembra perduto, esiste sempre un varco per ricominciare — e riconoscere la propria fragilità può diventare il primo passo per salvarsi.

A. M.
Personale tecnico