Un maestro che ha fatto della scuola la sua casa e degli studenti la sua vita. Il Savoia Benincasa saluta il prof. Alessandro Guerra

Alla sua famiglia va il nostro abbraccio più sincero e profondo.

A. M.

Personale tecnico

C’è un silenzio particolare, oggi, che attraversa corridoi, aule, spazi del Liceo Scientifico Savoia Benincasa. Un silenzio sordo, denso di ricordi, di sorrisi, di affetto, di quella energia vitale che solo il nostro caro professor Alessandro Guerra, era capace di donarci. 

È ancora in mezzo a noi. Così vogliamo ricordarlo, imponente, con quel sorriso autentico e accogliente   che, fino all’ ultimo, ha voluto regalare ai suoi amatissimi studenti. Per loro trasformava ogni lezione in un incontro di vita, puntellando di leggerezza le difficoltà.

Il nostro caro professor Guerra era un insegnante di disegno e storia dell’arte, amante della bellezza colta nei minuti particolari, ma soprattutto nell’ anima dei suoi studenti.

Il Dirigente scolastico dell’Istituto di Istruzione Superiore ” Savoia Benincasa” M. Alessandra Bertini a nome dell’intera comunità scolastica, dei docenti, del personale ATA e tecnico, e soprattutto dei suoi amatissimi studenti – si stringe con profonda commozione attorno ai suoi familiari, Loredana, Luigi e Francesco, condividendo il dolore e la vicinanza in questo doloroso momento.

In tutte le sue classi, il professore Guerra lascia qualcosa di sé. I ragazzi lo amavano perché si sentivano visti, ascoltati, compresi. Non insegnava soltanto tecniche o contenuti: insegnava passione, curiosità, libertà di espressione. Attraverso il linguaggio dell’arte, grafico entrava nel loro mondo per raccontarlo.

Chiaro punto di riferimento anche per i colleghi ai quali ha testimoniato l’amore per l’insegnare, una autentica scelta di vita. Aveva sempre una parola gentile, non faceva mancare mai il suo sorriso e quella capacità rara di portare il buon umore anche nelle situazioni più difficili, con equilibrio e intelligenza.

Amava profondamente il teatro, lo spettacolo, la scena. Aveva collaborato con entusiasmo agli allestimenti scolastici, mettendo la sua sensibilità artistica al servizio di progetti che univano creatività e comunità. E anche negli ultimi tempi, nonostante la dura malattia, non aveva smesso di esserci: tornava, seguiva, partecipava. Perché la scuola non era un luogo per lui, era parte della sua identità.

Le sue ultime parole, ci dicono i familiari, sono state per i suoi studenti. Voleva tornare a scuola, stare con loro. E, si medici, non mancava di ricordare che il suo era “il lavoro più bello del mondo”.

Oggi lo salutiamo con la stessa vitalità che ci ha insegnato; così continuerà a vivere nei tratti di una matita, in una scenografia, in una risata, nello sguardo di uno studente che ha imparato grazie a lui a vedere il mondo con occhi diversi.

Alla sua famiglia va il nostro abbraccio più sincero e profondo.

Alla sua memoria, il nostro grazie.

Ai suoi studenti, il compito più bello: non dimenticare.

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